Grezzo.
Risanato.
Durevole.
Dal distacco dell'intonaco ammalorato al rivestimento finale resistente agli agenti atmosferici. Un team che conosce ogni tipo di supporto, ogni patologia muraria e ogni sistema di finitura. Diagnosi inclusa, garanzia scritta.
Come lavoriamo, fase per fase.
Una facciata non si tinteggia sopra: si legge prima. Ogni distacco, ogni efflorescenza, ogni crepa racconta una storia. Il lavoro inizia dal capire quella storia e procedere nella sequenza corretta — senza saltare passaggi per guadagnare tempo.
Sopralluogo e mappatura delle patologie
Ispezione visiva e strumentale della facciata: percussione per individuare vuoti e distacchi, test di adesione con pull-off tester, termocamera per ponti termici e infiltrazioni. Ogni zona viene classificata per tipo di patologia, gravità e intervento necessario. Nessun preventivo senza sopralluogo.
DiagnosiRimozione dell'intonaco ammalorato
Demolizione meccanica delle zone con distacchi, bolle, efflorescenze saline o intonaco friabile. Fresatura delle zone di confine per garantire un bordo netto. L'intonaco sano adiacente viene preservato. Il materiale rimosso viene conferito a discarica autorizzata, non abbandonato in cantiere.
Demolizione selettivaTrattamento del supporto e pulizia
Idropulitura ad alta pressione (100–150 bar) per rimuovere depositi biologici, alghe, muschio, sali in superficie, polvere e residui di vecchia pittura non aderente. Trattamento biocida su zone con contaminazione biologica. Incisione meccanica del supporto liscio per migliorare l'aggrappaggio.
Preparazione supportoAggrappante o primer di adesione
Applicazione di aggrappante acrilico al quarzo su supporti lisci e compatti. Primer penetrante su supporti friabili e intonaci a calce degradati. Il primer consolida le particelle superficiali e uniforma la sorbenza prima dell'applicazione del nuovo intonaco. Tempo di essiccazione rispettato prima di procedere.
PrimerApplicazione del nuovo intonaco
Intonaco di risanamento, monocote, tradizionale a tre mani (rinzaffo, arriccio, finitura) o sistema a cappotto: in funzione della diagnosi. Le fasce guide garantiscono lo spessore uniforme. Le reti in fibra di vetro vengono posate nei punti critici (angoli, giunti, bordi aperture) prima dello strato di finitura.
IntonacaturaFinitura, tinteggiatura e verifica finale
Rasatura di finitura o intonachino decorativo. Tinteggiatura con prodotti silossanici, silicatici o acrilici in funzione del sistema e del supporto. Verifica finale: test di aderenza a distanza di 7 giorni dall'applicazione, controllo visivo della cromia e della texture, documentazione fotografica della consegna.
Controllo qualitàIl vantaggio del team che fa tutto: intonaco + pittura + tinteggiatura esterna
Quando la stessa squadra gestisce il ciclo completo — dal risanamento dell'intonaco alla finitura esterna — non ci sono scarichi di responsabilità tra chi ha preparato e chi ha rifinito. Chi applica la tinteggiatura sa come è stato fatto l'intonaco sottostante perché lo ha posato lui. I problemi vengono intercettati nel ciclo aperto, non scoperti dopo la consegna. Questa è la differenza tra un cantiere coordinato e uno frammentato tra più imprese.
Vantaggio flusso unicoLa diagnosi vale metà del lavoro.
Un intonaco che si distacca dopo 18 mesi non è un problema di prodotto: è un problema di diagnosi mancata. Il supporto va letto con strumenti, non a occhio. Ogni patologia ha una causa e una soluzione diversa — e trattarle tutte con lo stesso sistema porta invariabilmente al fallimento.
CIAT
Percussione — il test fondamentale
Con un martelletto leggero o il manico di una spatola si percuote l'intonaco. Un suono pieno indica buona adesione. Un suono vuoto o sordo segnala un vuoto tra intonaco e muratura: il distacco è già avvenuto sotto la superficie, anche se non è ancora visibile. La mappatura dei vuoti definisce l'estensione della demolizione necessaria.
Test di adesione — pull-off
Disco metallico incollato sulla superficie, estratto con un dinamometro calibrato. Il valore di rottura in N/mm² indica la resistenza a trazione dell'intonaco esistente. Sotto 0,3 N/mm²: intonaco non idoneo a ricevere rivestimento. Sopra 0,8 N/mm²: supporto aggrappante sufficiente. Tra i due valori: consolidamento necessario.
Termocamera — ponti termici e umidità nascosta
La termocamera a infrarossi rivela differenze di temperatura superficiale invisibili a occhio nudo. Le zone fredde indicano ponti termici, infiltrazioni attive o accumuli d'acqua nel supporto. La scansione si esegue la mattina presto, quando il delta termico tra esterno e interno è massimo. Indispensabile prima di qualsiasi intervento su facciate con storia di umidità.
Analisi delle efflorescenze saline
I depositi bianchi su facciata sono sali portati in superficie dall'acqua in evaporazione. La loro composizione chimica (carbonati, solfati, nitrati) indica l'origine dell'umidità: risalita capillare, infiltrazione meteoritica, condensa interstiziale. L'intervento corretto dipende dalla diagnosi chimica, non solo dalla rimozione meccanica del deposito visibile.
Misura dell'umidità — igrometro a contatto e a resistenza
L'igrometro a contatto misura l'umidità superficiale. Per l'umidità profonda si utilizzano sonde penetranti con elettrodi. Un intonaco non si posa su supporto con umidità superiore al 6% (cementizio) o 4% (calce puro). La misura viene ripetuta in più punti della parete e documentata prima e dopo l'intervento.
Documentazione fotografica e report di diagnosi
Ogni sopralluogo produce un report fotografico con mappatura delle patologie su pianta o prospetto della facciata. Il documento viene consegnato al cliente prima del preventivo e allegato al contratto: definisce esattamente cosa è stato trovato, perché si interviene e come. In caso di contestazione successiva, il report è la prova documentale del lavoro eseguito a regola d'arte.
Dei rifacimenti facciate fallisce per diagnosi mancata
Il dato stimato dal settore: la maggioranza delle garanzie decadute su facciate riguarda interventi eseguiti senza una diagnosi strumentale preventiva del supporto.
Umidità massima nel supporto per intonaco cementizio
Sopra questa soglia, l'intonaco non fa presa. La misura è obbligatoria prima di ogni posa, non opzionale.
N/mm² — adesione minima per accettare un rivestimento
Sotto questo valore al pull-off test, il supporto esistente va consolidato o rimosso prima di procedere con qualsiasi sistema di finitura.
Maturazione minima obbligatoria per intonaci cementizi
Prima di applicare rasatura, finitura o tinteggiatura su intonaco fresco. Il ritiro volumetrico deve essere completato per evitare microfessurazioni a reticolo sul film di finitura.
Intonaci tradizionali e di risanamento.
L'intonaco non è uno strato omogeneo: è un sistema stratificato con requisiti diversi per ogni livello. Rinzaffo, arriccio e finitura hanno composizioni, spessori e tempi di posa specifici. Trattarli come un unico impasto porta a ritiri, fessurazioni e distacchi prematuri.
La stratigrafia classica a tre mani
Ogni strato assolve una funzione meccanica e chimica precisa. Lo spessore totale indicativo è 20–25 mm. Ridurlo sotto i 15 mm aumenta drasticamente il rischio di fessurazione da ritiro.
Tipologie di legante e campo d'uso
Alta traspirabilità, lenta carbonatazione, compatibile con murature in pietra e mattone antico. Resistenza meccanica bassa: ideale per edifici pre-1950 dove l'intonaco deve essere più debole della muratura, non più forte.
Il legante più usato. Bilancia resistenza meccanica e traspirabilità. Adatto per la maggior parte degli edifici residenziali. Rapporto cemento/calce 1:2 per esterni, 1:3 per interni umidi.
Sistema macroporoso che permette l'evaporazione dei sali senza cristallizzarli in superficie. Spessore minimo 20 mm obbligatorio. Non impermeabilizza: gestisce l'umidità. Abbinato a taglio murario per risultati permanenti.
I tempi di maturazione non si abbreviano
Il ritiro volumetrico dell'intonaco cementizio si sviluppa nelle prime 4 settimane. Applicare la finitura prima della maturazione completa causa microfessurazioni a reticolo (crettature) visibili a lavoro concluso.
Rete in fibra di vetro — dove e perché
Obbligatoria negli angoli delle aperture (dove le sollecitazioni termiche concentrano le tensioni), nei giunti di dilatazione, nelle zone di cambio materiale e sulla totalità della superficie nei sistemi a cappotto. La rete non salva un intonaco mal eseguito: previene le fessurazioni da tensione su un intonaco corretto.
Monostrato predosato — quando conviene
Intonaco in polvere pronto con granulometria calibrata, applicabile in uno strato unico da 10–15 mm. Vantaggi: qualità costante, meno variabili umane nel dosaggio. Limiti: meno adattabile a supporti irregolari, non indicato per edifici storici o per spessori superiori a 20 mm. Costa di più a m² ma risparmia manodopera.
Cappotto termico ETICS — il sistema completo.
Il cappotto non è un'opzione estetica: è un sistema certificato di isolamento termico a cappotto esterno. Ogni componente (colla, isolante, rasante, rete, finitura) fa parte di un sistema omologato che va posato senza sostituire singoli elementi con prodotti incompatibili.
Stratigrafia sistema ETICS certificato
Il sistema ETICS è un insieme di componenti omologato come unità: colla, pannelli, tasselli, rasante, rete, primer e finitura devono appartenere allo stesso sistema certificato. Mescolare componenti di sistemi diversi decertifica l'intero lavoro.
Materiali isolanti a confronto
Il più diffuso. Rapporto costo/prestazione ottimale. Limite: non è inerte al fuoco senza trattamento. Richiede rasante armato di almeno 6 mm.
Conduttività termica superiore all'EPS standard: a parità di spessore, isola meglio. Usato quando lo spessore disponibile è limitato (davanzali, cornici, piani di balcone).
Classificazione euroclasse A1 (non combustibile). Obbligatoria in fasce tagliafuoco ogni 3 piani negli edifici multipiano. Costosa: usata dove la normativa antincendio lo impone.
Tassellatura — il punto più trascurato
Il numero e il tipo di tassello dipendono dal peso del sistema, dalla tipologia di supporto (laterizio, calcestruzzo, YTONG) e dalla zona sismica. Un tassello non idoneo al supporto non garantisce la resistenza a strappo certificata. Il pull-out test dopo la posa è previsto dalla norma.
Ponti termici — gli angoli e i davanzali
I ponti termici non si eliminano con il cappotto se gli spigoli, i davanzali, le soglie e le cornici non vengono trattati correttamente. Il cappotto deve avvolgere ogni elemento sporgente o viene interrotto dal ponte termico che si voleva eliminare. Il profilo angolare in alluminio con rete incorporata è il dettaglio più importante dell'intero sistema.
Finiture compatibili con il cappotto
La finitura sul cappotto deve essere elastica (allungamento minimo ≥150%), traspirante (sd ≤0,1 m), idrorepellente. Le pitture silossaniche soddisfano tutti e tre i requisiti. Le pitture acriliche economiche tendono a essere impermeabili al vapore: causano condensazione interstiziale e distacchi nel tempo.
Rasature e finitura facciata finita.
La rasatura prepara il piano. La finitura determina l'aspetto. Due operazioni con materiali diversi, tempi diversi e abilità diverse. Confonderle o accorciarle per risparmiare produce facciate che si fessurano e perdono colore nel giro di pochi anni.
Rasante armato — la base di tutto
Prima mano di rasante applicata con frattazzo, rete in fibra di vetro (grammaggio minimo 145 g/m²) incorporata fresca, seconda mano a coprire completamente la rete. Spessore totale 4–6 mm. La rete deve essere al centro dello spessore, non a contatto con la superficie esterna. Se la rete è visibile in superficie dopo la seconda mano, lo spessore è insufficiente e il lavoro va rifatto.
La rete sbagliata non serve a niente
Reti leggere da 80–110 g/m² vengono usate per risparmiare. Non offrono la resistenza a trazione richiesta dalla norma EN 13496. In una zona sismica, la differenza è tra un sistema che regge e uno che si stacca a blocchi.
Finitura al raschietto (grattata)
Intonachino acrilico o silossanico applicato con frattone e lavorato con raschietto circolare prima dell'indurimento. La granulosità dipende dalla dimensione degli aggregati: 1,5 mm per effetto fine, 2–3 mm per effetto rustico. Trama orientata a cerchio, a incrocio o verticale: la direzione è fissa a tutta facciata.
Finitura a spatola (lisciata)
Intonachino fine lavorato a frattazzo o spatola inox fino a superficie liscia o semiliscia. Richiede supporto perfettamente piano (rasatura a tutta superficie preventiva). Mostra ogni irregolarità con la luce radente solare: tolleranza +/-3mm sul regolo da 2 metri.
Finitura al quarzo (projettata)
Rivestimento al quarzo proiettato con compressore e pistola. Granulometria uniforme, aspetto rustico-industriale. Alta resistenza meccanica, coprente, nasconde bene le irregolarità. Applicato in uno strato unico da 3–5 mm. Non richiede rasatura preventiva se il supporto è pianeggiante.
Tinteggiatura su facciata — pitture per esterno
Silossanica (standard moderno, idrorepellente + traspirante), silicatica (per edifici storici, non pellicolante), elastomerica (per facciate con microfessure attive). Il colore va scelto in classe energetica: i colori scuri su cappotto ETICS aumentano la temperatura superficiale fino a 80°C in estate con rischio di delaminazione.
Rivestimenti decorativi per esterno.
Oltre la tinta liscia. Intonachini a effetto pietra, corteccia, corten, cemento, resina naturale: ogni finitura decorativa richiede un supporto specifico, utensili dedicati e la conoscenza dei tempi di applicazione che la rende o riuscita o sprecata.
Effetto pietra naturale — aggregati di marmo e quarzo
Rivestimento a base di granuli di marmo, quarzo, mica e pigmenti inorganici in matrice acrilica o silossanica. Effetto visivo e tattile molto simile alla pietra levigata o bocciardata. Resistenza UV elevatissima. Applicazione a spatola o a frattazzo su rasante armato. Disponibile in centinaia di granulometrie e colorazioni naturali.
Effetto corteccia e travertino
Intonachino con granulometria irregolare applicato a spatola e lavorato a righe verticali o a punti per simulare la superficie del travertino o la corteccia di legno. La trama viene impressa prima dell'indurimento con utensili specifici. Risultato finale rugoso, tridimensionale, con ombre naturali che cambiano con la luce.
Finitura cemento a vista per esterno
Rivestimento sottile (1–2 mm) a base cementizia pigmentata applicato su rasante liscio. Simula il calcestruzzo a vista con le sue variazioni tonali naturali, i segni degli stampi, le imperfezioni volute. Richiede protezione con impregnante idrorepellente per esterno. Effetto diverso da zona a zona: è il carattere di questa finitura.
Intonachino biologico a calce naturale
Intonachino colorato a base di grassello di calce e aggregati naturali. Totalmente privo di resine sintetiche. Traspirante per natura, antibatterico, carbonata con l'anidride carbonica atmosferica. Aspetto mat uniforme con leggere variazioni tonali tipiche della calce. Ideale per bioedilizia, edifici a basso impatto e recupero di cascine e ville storiche.
Pittura siliconata con effetto metallizzato
Tinteggiatura per esterno con pigmenti metallici o perlescenti in base silossanica. Effetto variabile con l'angolo di luce: da quasi opaco in ombra a brillante in pieno sole. Resistenza UV garantita 10 anni. Applicata in due mani su primer specifico. Per accent su facciate, zoccolature e elementi architettonici in risalto.
Marmorino e stucco veneziano per logge e porticati
Applicabile in esterno nelle zone protette dalla pioggia diretta: logge, porticati, soffitti di balcone. Impasto di polvere di marmo e grassello di calce, applicato in tre strati e lucidato con ferro caldo. Impermeabile, antibatterico, di elevata resistenza meccanica. Incompatibile con supporto umido: verifica obbligatoria prima della posa.
Risanamento umidità di risalita.
L'umidità di risalita non si tratta con l'intonaco deumidificante da solo. È una patologia che richiede un approccio sistemico: barriera chimica o fisica, intonaco macroporoso, finitura traspirante. Ogni componente deve funzionare in sinergia con gli altri.
Come funziona il sistema di risanamento completo
La risalita capillare porta acqua e sali disciolti dalla fondazione verso l'alto attraverso la muratura. L'intervento efficace blocca il percorso dell'acqua (barriera) e gestisce i sali già presenti nel muro (intonaco deumidificante). Trattare solo la superficie — coprire con pittura o intonaco normale — non ferma la risalita: la nasconde per 12–18 mesi prima che riemerga più aggressiva.
Il norma WTA — non una raccomandazione
La norma tecnica WTA 2-9-04 specifica spessore minimo 20 mm per gli intonaci deumidificanti. Sotto questa soglia, i pori si saturano troppo rapidamente e l'intonaco perde la capacità di contenere l'evaporazione dei sali. I 20 mm non sono un'opzione.
Barriera chimica a iniezione
Fori da 12 mm a 45° ogni 12 cm lungo la base del muro. Iniezione a bassa pressione di resina silossanica idrofobizzante. La resina penetra nella muratura e forma una zona idrofoba che interrompe il percorso capillare dell'acqua. L'efficacia dipende dalla continuità della barriera: fori troppo distanti lasciano ponti.
Taglio murario meccanico
Soluzione definitiva: taglio della muratura con sega a disco diamantato ogni 3–5 corsi di mattone, inserimento di lamiera zincata o guaina bituminosa. Fisicamente impermeabile. Più invasivo dell'iniezione chimica ma con efficacia garantita indipendente dalla porosità del supporto. Indicato per murature eterogenee o a spessore variabile dove la chimica non penetra uniformemente.
Intonaco deumidificante — cosa fa e cosa non fa
L'intonaco deumidificante non blocca l'umidità: la gestisce. I suoi micropori contengono il processo di cristallizzazione dei sali proteggendo la superficie finita. Senza barriera, i sali continuano ad arrivare e saturano l'intonaco in 5–8 anni. Con la barriera, l'intonaco risanante dura a lungo perché i sali residui si esauriscono progressivamente senza essere rimpiazzati.
Ripristino calcestruzzo e strutture degradate.
Il calcestruzzo armato degrada per carbonatazione, cloruri e cicli gelo-disgelo. Il ferro si ossida, aumenta di volume, spacca il copriferro. Il ripristino richiede malte strutturali certificate EN 1504, non stucco generico.
Il ciclo di ripristino secondo norma EN 1504
La norma EN 1504 definisce il principio di riparazione, il tipo di prodotto e la prestazione minima richiesta. I ripristini eseguiti con malte non conformi non rispettano la norma e non possono essere certificati. Per edifici pubblici, infrastrutture e condomini, la documentazione di conformità è richiesta dalla Direzione Lavori.
Classi di resistenza EN 1504-3
R1/R2 per ripristini non strutturali (rifiniture). R3 per ripristini strutturali standard (>25 MPa a compressione). R4 per ripristini strutturali ad alta resistenza (>45 MPa). La scelta dipende dalla funzione strutturale dell'elemento, non dalle preferenze dell'applicatore.
Carbonatazione — il processo di degrado
L'anidride carbonica atmosferica reagisce con il calcestruzzo riducendo il pH da 12–13 a 8–9. Sotto pH 9 la passivazione del ferro si perde: inizia l'ossidazione, la ruggine aumenta di volume, il copriferro si spacca. Il fronte di carbonatazione avanza a 0,5–2 mm/anno. Facciate degli anni '60–'80 possono avere carbonatazione totale del copriferro.
Protezione finale — idrofugante o rivestimento
Dopo il ripristino, il calcestruzzo va protetto per rallentare la ri-carbonatazione. Impregnante idrofugante a base silossanica (penetra senza formare pellicola, traspira). Oppure rivestimento poliuretanico bicomponente (forma pellicola, impermeabile, ottimo per parking e zone con cloruri). La scelta dipende dall'esposizione e dal livello di rischio.
Gelo-disgelo — le facciate in alta quota
L'acqua che entra nelle microfessure del calcestruzzo si espande del 9% solidificando. Cicli ripetuti di gelo-disgelo producono distacchi progressivi del copriferro. Nelle zone climatiche I e II (Alpi, Prealpi, colline lombarde oltre 400 m), i ripristini devono usare malte con additivi anti-ritiro e l'intero ciclo deve essere eseguito fuori dalla stagione fredda.
Difficoltà, complicazioni e come le risolviamo.
Le facciate sembrano semplici da fuori. Dall'interno del cantiere ogni problema ha una causa tecnica specifica. Chi lavora su decine di cantieri all'anno li conosce prima che si manifestino.
La maggior parte dei fallimenti sulle facciate non dipende dalla qualità del prodotto: dipende da diagnosi mancata, tempi non rispettati, umidità non verificata e incompatibilità tra sistemi mescolati senza cognizione. Un intonaco che si stacca non è un problema di marca: è un problema di metodo. Per questo il nostro ciclo inizia sempre con il sopralluogo strumentale, mai con il preventivo a telefono.
Intonaco che si distacca a lastre dopo pochi mesi
La lastra si stacca rimanendo integra: l'intonaco in sé è sano ma non aderisce al supporto. Cause possibili: supporto non pulito (polvere, residui di disarmante, vecchie vernici non compatibili), aggrappante mancante su supporto liscio, temperatura di posa fuori range, intonaco applicato su supporto gelato o surriscaldato dal sole.
Crettature a reticolo sulla finitura
Microfessure a trama regolare su tutta la superficie, simili al fondo di uno stagno asciutto. Causa quasi invariabile: finitura applicata su intonaco non completamente maturato. Il ritiro volumetrico dell'intonaco fresco muove il film di finitura che non ha la flessibilità sufficiente per seguire il movimento senza rompersi.
Efflorescenze saline che ricompaiono dopo la tinteggiatura
La facciata viene tinteggiata, sembra risolta, e dopo 6–12 mesi appaiono di nuovo le macchie bianche. I sali erano presenti nella muratura e nell'intonaco: la tinteggiatura li ha coperti senza eliminarli. Con la prima stagione di pioggia e asciugatura, i sali migrano di nuovo verso la superficie e attraversano anche la pittura.
Colonizzazione biologica rapida su facciata nuova
Alghe e muschio ricompaiono in 2–3 anni su una facciata appena rifatta con prodotti standard. Le pitture moderne con additivi biocidi hanno durata dell'effetto biocida di 3–5 anni in condizioni normali. In zone umide, ombrose, con vegetazione adiacente o con irrorazione frequente, la ricolonizzazione avviene molto prima.
Distacco del cappotto ETICS su facciata esposta a sud
Il cappotto si stacca in zone localizzate esposte al sole diretto. La temperatura superficiale di una facciata scura orientata a sud in estate può raggiungere 75–80°C. I pannelli EPS ammorbidiscono sopra i 70°C. Se il colla non copre almeno il 40% della superficie del pannello, i punti di ancoraggio insufficienti cedono sotto la dilatazione termica.
Infiltrazione d'acqua ai giunti e agli infissi
L'acqua entra non attraverso la facciata ma dai punti di discontinuità: il giunto tra facciata e infisso, il davanzale senza sgocciolatoio, lo spigolo tra due materiali diversi, il profilo di chiusura in testa al cappotto. La facciata può essere perfetta e perdere comunque acqua in questi punti se non sono stati trattati correttamente.
Stagionalità — la finestra operativa delle facciate
Le lavorazioni esterne sono vincolate dalle condizioni atmosferiche in modo molto più rigido rispetto agli interni. Non è solo una questione di comfort del cantiere: è una questione di performance del prodotto finale. Un intonaco posato fuori dai parametri climatici non raggiunge mai le resistenze meccaniche previste in scheda tecnica, anche se sembra asciutto e solido.
Cantiere certificato. Garanzia scritta.
La qualità di una facciata non si vede subito. Si vede a cinque anni, dieci anni. La garanzia scritta è la nostra scommessa sul lavoro fatto: siamo i primi a voler tornare a vedere la facciata tra dieci anni.
Anni di garanzia su sistemi ETICS
Garanzia scritta su sistemi cappotto certificati per 5 anni dall'applicazione. Include distacchi, fessurazioni e perdita di coesione del sistema non imputabili a cause esterne.
Ispezioni fotografiche documentate
Sopralluogo + relazione fotografica prima dell'intervento, durante la posa e alla consegna. La documentazione viene conservata e consegnata al cliente come dossier del cantiere.
Residui lasciati in cantiere
Tutto il materiale di risulta — intonaco demolito, imballaggi, teli e rifiuti speciali — viene conferito a discarica autorizzata. Il cantiere viene consegnato pulito.
Sopralluogo strumentale gratuito
Prima di ogni preventivo, diagnosi del supporto con percussione, pull-off test, igrometro e termocamera (ove disponibile). Il sopralluogo è gratuito e produce un report scritto che definisce l'intervento necessario prima che il preventivo venga emesso.
Preventivo per voci con prodotti specificati
Ogni voce del preventivo indica: la lavorazione, il prodotto (marca, codice, scheda tecnica), il numero di strati, lo spessore e il metodo di applicazione. Nessuna voce generica tipo "lavorazione a corpo".
Ponteggi certificati UNI EN 12811
Tutti i ponteggi fissi utilizzati sono certificati e montati da montatori qualificati. Il Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio (PiMUS) è disponibile in cantiere. La documentazione di sicurezza è parte integrante del contratto.
Campionatura colore su parete
Ogni colore viene campionato direttamente sulla parete reale in un'area minima di 50×50 cm, valutato nelle ore diverse della giornata e approvato per iscritto prima che la tinteggiatura venga avviata. Nessuna sorpresa cromatica a lavoro ultimato.
Dal grezzo
alla facciata che dura.
Diagnosi, intonaco, cappotto e finitura. Un team che conosce ogni supporto e ogni patologia prima che si manifesti.
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